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io mi chiamo giovanni tizianGiovanni Tizian, l’inchiesta sulle Slot Machine su Gotica e le minacce del boss
Lo chiamano “Rocco”, lui è il boss della ‘ndrangheta Nicola Fermia. È stato arrestato in una maxioperazione della Guardia di Finanza che ha portato al sequestro di 1500 slot machine truccate. Un’inchiesta questa emersa grazie al lavoro di Giovanni Tizian, blogger dell’Huffpost, giornalista della Gazzetta di Modena e inchiestista di Repubblica, Espresso e del sito Re le Inchieste. Il collega Giovanni per la sua inchiesta e per Gotica, il libro che ha scritto sulla ‘ndrangheta al Nord, da più di un anno è nel programma di protezione con scorta armata.
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Pubblichiamo l’incipit del capitolo 4 di Gotica, Casinò Clan …
Una manovella a cui si affida il proprio futuro. Nel mondo della precarietà globale sempre più donne e uomini gettano metà delle loro giornate davanti a una slot machine. Il gioco d’azzardo è stato legalizzato. Disoccupati, operai, pensionati, studenti. La macchinetta non rifiuta nessuno, è un aggeggio infernale e trasversale che ha bisogno di una concessione dei monopoli di Stato per essere attivato legalmente. Macchinette di sogni, per chi sogni non ne può più avere. Personalità deboli, arrendevoli, che, al terzo giro di slot machine, diventano ancora più fragili e dipendenti da quella che per loro assume la sostanza di unica e certa garanzia di un ipotetico avvenire migliore.
Giocano senza tregua, sembrano, a tratti, posseduti da uno spirito dell’azzardo. Perdono anche mille euro al giorno. E tornano nelle loro case in uno stato peggiore di come ne sono usciti la mattina. Dopo dieci ore di cantiere, cinque ore di macchinette, magari per arrotondare e comprarsi un “pezzo di bamba”, la bustina di cocaina. Li guardo mentre sorseggio la birra che il mio amico barista mi ha servito al tavolo. “Ma quante ore passano attaccati a quelle macinatrici di soldi?- gli chiedo a bruciapelo”. Lui ride, è consapevole di quante persone rimangono incastrate tra quei meccanismi inconsci che portano il novello giocatore a divenire in poco tempo un player accanito. “C’è gente che passa giornate intere. Anche signore. Tante donne si piazzano la mattina ed escono la sera. Operai che finiscono il turno, muratori, si fermano ore e ore. E poi ci sono i furbetti che tentano con marchingegni elettronici di mandare in tilt la slot così da farle sputare i soldi all’impazzata”, mi risponde senza la minima emozione. Mi chiedo per quale motivo abbia messo quelle slot rumorose e fastidiose che non c’entrano neppure con l’arredamento del locale. Ma penso ad alta voce. E lui si fa serio. È preoccupato che qualcuno possa avere udito le mie sussurrate parole. Si avvicina al mio orecchio. “Dipendesse da me, nel mio locale quegli affari lì, non sarebbero mai entrati”, bisbiglia con un timbro che cela insicurezza. E capisco. Quel dipendesse da me, quella passività nell’accettare le imposizioni. Si chiama paura indotta, da chi detiene la forza e il potere intimidatorio. Si chiama mafia.
Il mercato del gioco d’azzardo è in continuo aumento. Cinquantacinque i miliardi spesi nel gioco nel 2009, con un aumento del 28% nel 2010. Un business che non conosce crisi economica. Un po’ come le organizzazioni mafiose. E sono loro a fare la parte del leone in questa industria che produce speranza, da vendere a quanti la cercano. Dal primo maggio 2004, i tradizionali videopoker sono stati messi al bando. Ma fanno la loro comparsa sulla scena le slot machine o new slot. A cambiare sono state soltanto le cifre della dipendenza dal gioco d’azzardo legalizzato. In costante aumento. Molti non credono di esserlo, non è vista come patologia. Gli effetti sono tremendi. L’industria che immette sul mercato patologie da gioco cresce. E le mafie gonfiano i loro fatturati sulla disperata ricerca di fortuna dei nuovi miserabili.
Arrivano su camion del clan. I locali sono scelti in precedenza, il gestore è un amico o una vittima dell’imposizione. La rete del traffico è vasta. Sicilia, Calabria, Campania. Un’associazione temporanea d’imprese tra organizzazioni mafiose. Restare unite, fintanto che i disperati possono essere munti. Fino all’osso, fino all’ultimo centesimo disponibile. Risale al 1995 l’invasione dei videopoker elettronici del clan nella provincia modenese. “I videogiochi”, li chiama Domenico Bidognetti, il collaboratore di giustizia che svelerà numerosi particolari sui movimenti del clan in terra emiliana.
Leggi anche la notizia su Repubblica.it
Rabbia e camorra. Viaggio nel rione grigio
Ci sarà anche Rabbia e camorra, di Antonio Montanaro, tra le novità presenti allo stand della Round Robin (A27) alla XI edizione di Più libri Più liberi.
Viaggio nel rione grigio, di Elisa Maria Latella su Conquiste del lavoro
Alla periferia di qualsiasi centro. E’ questa l’ambientazione di Rabbia e camorra. La definizione del luogo, che potrebbe identificare qualsiasi posto, è ripetuta in modo quasi ossessivo nel corso delle 146 pagine che raccontano i palazzoni scrostati dei dintorni di Napoli, la rabbia di chi ci vive in mancanza di un destino migliore, il potere dei boss e della droga … [continua]
Full immersion nella Napoli più disperata, di Francesco Durante sul Corriere del Mezzogiorno
Il racconto procede come in un diario: quello di un grafico impiegato in una piccola casa editrice di Napoli il quale, oppresso da delusioni sentimentali e professionali che l’hanno portato a disprezzare il corredo valoriale borghese della famiglia, sceglie di vivere in periferia, anzi: “alla periferia di qualsiasi centro”, in un quartiere dove imperano degrado, droga, camorra … [continua]
Natale De Grazia. Le navi dei veleni. Roma, ore 17:30 con WWF Lazio
Ne discute, presso la BIBLIOTECA PIER LORENZO FLORIO (ROMA – VIA PO, 25/C), venerdì 9 novembre alle ore 17:30, con gli autori, ENZO MANGINI e PIERDOMENICO SIRIANNI:
SILVIO GRECO – già Assessore all’Ambiente della Regione Calabria
Introduzione a cura di Vanessa Ranieri Presidente del WWF Lazio
Non c’è un colpevole. Non ancora. Non c’è una sentenza. C’è un intrigo. Anzi, più di uno. E c’è una vittima: Natale De Grazia. Ufficiale della Capitaneria di porto di Reggio Calabria. De Grazia è morto nella notte tra il 12 e il 13 dicembre 1995. Ufficialmente, per un attacco cardiaco. Aveva 38 anni ed era in ottima salute. Faceva parte del pool che indagava sulle navi a perdere, le carrette del mare che la ‘ndrangheta ha affondato con i loro carichi di veleni fatti di scorie, rifiuti tossici e materiale nucleare. Dal sud al nord Italia, fino ai porti più bui e lontani del Mediterraneo, il maestrale che imperversa porta storie fatte di mafia, faccendieri senza scrupoli e politici corrotti, in una strana battaglia navale dove ad affondare realmente sono i carichi, non i natanti. Una guerra strana, dove non ci sono nemici da combattere. La nave che vince è quella che “si suicida” scomparendo nel blu profondo. Per sempre e senza lasciare traccia… almeno nelle intenzioni. De Grazia seguiva una pista. Lo aveva portato a sfiorare altri intrighi, come la morte in Somalia della giornalista Rai Ilaria Alpi e del suo operatore Miran Hrovatin, e il ruolo di un faccendiere, in odore di P2, capace di muoversi tra governi e armatori internazionali. A quindici anni di distanza da quella notte, questa è ancora l’unica pista. Purtroppo sempre meno battuta.
Il libro
titolo: Natale De Grazia. Le navi dei veleni
autore: Enzo Mangini, Anna Ciammitti, Pierdomenico Sirianni
collana: Libeccio
pagine: 120
prezzo: 15 euro
isbn: 9788895731223
In ricordo di Peppe Tizian
Questa sera, martedì 23, alle ore 21, al piazzale delle poste di Carpi il Presidio di Libera Peppe Tizian inaugurerà, con Giovanni Tizian e Collettivo fx, il murales dedicato a Peppe Tizian.
Per non dimenticare.
Per saperne di più:
Giuseppe Tizian, il presidio di Carpi
Il libro
titolo: Gotica. ’ndrangheta, mafia e camorra oltrepassano la linea
autore: Giovanni Tizian
collana: Fuori rotta
pagine: 306
prezzo: 15 euro
isbn: 9788895731261
L’ultimo sequestro della ’ndrangheta
Il romanzo-fumetto sul rapimento del fotografo Lollò Cartisano
Pietracappa, oggi meta della marcia omonima, organizzata da Libera per tenere viva la memoria. In quella stessa montagna il corpo del fotografo venne ritrovato dopo lunghi anni di ricerche. Tra le pagine, nei disegni, nelle frasi del fumetto, appare Bovalino. Appare attraverso i racconti- e i silenzi- dei personaggi. Da lì emerge l’intera tragedia del rapimento: il sequestro, la mobilitazione e la nascita del comitato “Bovalino libera”, l’arrivo del capo della polizia Vincenzo Parisi, gli appelli di Giovanni Paolo II per chiedere la liberazione dei sequestrati fino al ritrovamento del corpo.
Il fumetto termina con il severissimo monito “Però forse non te ne sei accorto, ma qui è già notte da un pezzo”. E’ lì che comincia la storia. Il libro prosegue con i racconti dei parenti, della figlia Deborah, del vescovo Giancarlo Maria Bregantini, di Lucetta Sanguinetti che scrive a Lollò, 18 anni dopo il suo sequestro, una lettera che non potrà mai leggere, con cui racconta la lotta iniziata con Deborah perché non cali il silenzio su quella tragedia. Lettere ad amministratori, richieste a magistrati, ad avvocati specializzati in sequestri, l’incontro con la madre di Cesare Casella, quello con don Ciotti, gli interventi sulla stampa. Lo Stato da solo non riesce a dare una risposta. Invano viene pagato un riscatto.
Poi un giorno, un giorno strano, dopo tanti, forse troppi anni, arriva una lettera alla signora Mimma, moglie di Lollò (anche lei sequestrata insieme al marito, ma liberata dopo poche ore) e al vescovo Giancarlo Maria Bregantini. Scritta da un innominato carceriere pentito, in dialetto stretto, la comunicazione spiega dov’è sepolto il corpo, a Pietra Cappa: iniziano le ricerche, i resti vengono ritrovati. Dal ritrovamento sembra che Lollò Cartisano sia morto tra il 27 dicembre 1993 ed il 7 gennaio 1994. L’11 gennaio 1994 i magistrati di Reggio Calabria dispongono un blitz contro le famiglie Modafferi, Morabito e Gligora. I funerali si celebrano il 3 agosto 2003. Una croce si trova nel posto in cui è stato ritrovato il corpo e a Pietra Cappa si incontrano ogni anno, al termine di una marcia, i familiari delle vittime dei sequestri e degli omicidi di mafia. Oggi i Cartisano vivono ancora a Bovalino, hanno ancora il negozio di foto che non si è piegato al pizzo, simbolo della Bovalino migliore, della Calabria migliore, del ricordo di un passato ancora troppo recente.
di Elisa Latella
su Conquiste del Lavoro
(29 settembre 2012)
Il libro
titolo: Lollò Cartisano. L’ultima foto alla ‘ndrangheta
autore: Luca Scornaienchi e Monica Catalano
collana: Libeccio
pagine: 116
prezzo: 15 euro
isbn: 9788895731247
Roberta Lanzino. Ragazza. La storia raccontata in un fumetto
Roberta Lanzino, violentata e uccisa nel 1988, rivive nelle pagine di una graphic novel in edicola il prossimo 26 ottobre con la prefazione di Carlo Lucarelli. Una idea per raccontare la tragica vicenda di una ragazza e consentire in tal modo di conservarne il ricordo
COSENZA – Donne che raccontano donne. E non sempre l’impresa diventa più semplice. Specie se quella da raccontare è una storia di violenza. «Io e Marina ci siamo chiuse in casa una settimana per decidere come rappresentare la vicenda di Roberta. La delicatezza del tema imponeva una riflessione. Alla fine abbiamo deciso di non mostrare le scene di violenza ma è come se si vedessero».
Celeste Costantino spiega così la genesi di Roberta Lanzino (ragazza), graphic novel pubblicata dalla casa editrice Round Robin, che sarà nelle librerie il 26 ottobre. La tragica vicenda della ragazza cosentina violentata e uccisa nel 1988 diventa un fumetto, con prefazione di Carlo Lucarelli (che dell’argomento si occupò in una puntata di Blu Notte) e postfazione di Francesco Forgione, ex presidente della commissione parlamentare antimafia. Mentre il processo, che vede imputato Franco Sansone insieme al padre e al fratello, accusati dal pentito di ‘ndrangheta Franco Pino, è ancora in corso.
Celeste Costantino è una giovane calabrese di 32 anni, attivista politica e fondatrice del collettivo Donne daSud, nato all’interno dell’associazione antimafia daSud. Sua è la sceneggiatura del fumetto, i disegni, invece, sono di Marina Comandini, pittrice e fumettista impegnata in battaglie ambientaliste, ex compagna di Andrea Pazienza.
Il fumetto fa parte della collana Libeccio, dedicata dalla Round Robin alle storie dimenticate o poco conosciute del Sud e legate alla criminalità, un progetto nato in collaborazione con l’associazione daSud che dal 2005 lavora per ricostruire la memoria e una nuova identità del Sud.
«Sentivo l’esigenza personale di raccontare la storia di Roberta – spiega Celeste - perché ritornava spesso nella mia vita. Ho conosciuto molte vittime di violenza sessuale, perché la nostra associazione collabora col centro antiviolenza Befree di Roma. E poi la storia di Roberta è conosciuta a Cosenza ma fuori no e volevo che rimanesse, perché è universale, poteva capitare a chiunque».
Così, Celeste contatta i genitori di Roberta, Franco e Matilde, che la incontrano, la invitano a casa e alla fondazione che hanno creato in memoria della figlia. «Mi hanno detto che non avevano nulla in contrario al fatto che raccontassi questa storia ma hanno preferito non collaborare al progetto, la memoria della figlia, per loro, vive nella fondazione». Poi Celeste ha contattato la Comandini. «L’avevo conosciuta anni fa e mi erano piaciuti molto i suoi disegni e poi mi piaceva l’idea che fosse una donna a disegnare Roberta». Ne è venuto fuori un fumetto realizzato interamente in acquerello, con un tratto molto poetico. «Le scene di violenza non sono mostrate esplicitamente ma rimane tutta la drammaticità della vicenda. Sono stati messi in evidenza, invece, alcuni elementi del paesaggio, si possono riconoscere alcune strade e anche alcuni oggetti. La scenografia è molto importante». Centododici pagine per non dimenticare.
di Simona Negrelli
su il Quotidiano della Calabria
(16 ottobre 2012)
Il fumetto Roberta Lanzino (ragazza) è già disponibile in anteprima al Salone dell’Editoria Sociale di Roma.






























