Pippo Fava era un giornalista. E’ stato ucciso dalla mafia il 5 gennaio 1984.
Round Robin, in collaborazione con l’associazione daSud, gli ha dedicato la graphic novel Pippo Fava. Lo spirito di un giornale. Pubblichiamo il ricordo di Claudio Fava, contenuto nel libro.
di Claudio Fava
Quando ai vivi tocca ricordare i morti si scivola sempre in pensieri un po’ di maniera, come certe cartoline dalle quali è stata cancellata ogni linea d’ombra. Se dietro quei morti c’è poi la mafia, il rischio è di sfocare la storia, di perderne la nettezza dei contorni. Con Giuseppe Fava ci siamo sforzati di evitarlo: farne un santino, un’icona, un ammazzato da tirar fuori una volta l’anno per le pubbliche cerimonie come s’usa con le vittime di cose tristi, un giro in città sulla spalla degli orfani, poi di nuovo nella sua teca fino al prossimo anniversario.
Fava morì da uomo vivo, non da martire. Morì di vita vissuta, di mestiere e di passione, di lucidità e di ostinazione. Morì come sarebbe bello per tutti andarsene: dentro la sua sfida, in cima alla sua lotta, lasciando dietro di sé la forza di cose concrete, di parole che furono scelte, di gesti che furono racconto. Io così voglio ricordarmelo. Non come un padre ma come un uomo. Non come un maestro di giornalismo (fu anche questo, per tutti noi) ma come uno che ha saputo fare le cose in cui credeva, fino in fondo.
Perché, alla fine, dei nostri morti è questo l’insegnamento che ci resta: non quanto ci furono amici, sodali o padri ma lo spirito con cui seppero fare le cose che fecero. Spirito fiero, forte e allegro. Di quello siamo tutti irrimediabilmente orfani.
Pippo Fava, Lo spirito di un giornale
Round Robin Editrice 2010
Per saperne di più:
Fondazione Giuseppe Fava
Claudio Fava, Memoria: I siciliani 1943/1997
















