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antonino caponnetto

Archivio per fari

Brutta storia a Roma, e a Brescia Piazza Fontana

E’ Brutta storia di Jacopo Lubich, il libro che presenteremo a Roma stasera, in via di Porta Labicana 24, presso Le Mura, in collaborazione con Ghigliottina.itLesFlaneurs.it. Music, book & food è l’occasione per parlarne con l’autore, assieme ad Emiliano Sbaraglia, giornalista e scrittore.
Appuntamento alle ore 19:00, ingresso con tessera 1 euro e aperitivo da 6 o 8 euro.
La mostra fotografica Collettiva WSP è a cura di WSP Photography.

A Brescia, alle ore 20:45, Marco Codebò presenta, La bomba e la Gina. Intorno a Piazza Fontana, presso il Teatro San Carlino (via Matteotti 6/A). Con l’autore interverranno:

Federico Sinicato
avvocato di parte civile nei processi per le stragi di piazza Fontana e piazza Loggia

Claudia Pinelli
figlia di Giuseppe Pinelli

In libreria, “Brutta storia”, il romanzo di Jacopo Lubich

E’ da qualche giorno in libreria, Brutta storia, romanzo d’esordio di Jacopo Lubich.

Un uomo riverso sul pavimento sporco di un bagno pubblico, la lunga fuga disperata di un ragazzo in preda al panico, gli alibi, i folli tentativi di chiudere con una vita e cominciarne un’altra, e poi ancora un furto, una rapina e una assurda scoperta.

Ne parliamo con l’autore nell’intervista a cura dell’Agenzia Sul Romanzo

Qual è la genesi di brutta storia
Brutta storia è nato subito, senza gestazione. Così. Strappato dal mio cervello e costretto a camminare quando era ancora insanguinato. Ero in un parco di Granada, in mezzo a gitane che volevano leggermi le mani mentre cercavo di riprendermi dalla sera prima. All’inizio pensavo fosse un racconto, perché la storia non era così lungimirante. Poi le cose non sono andate così diversamente, in fondo. Ma Brutta storia deve essere raccontato così, in modo rapido, come un colpo di fucile: ferisce e sanguini, e dopo un po’ è tutto finito. L’idea all’origine era di affiancare al protagonista un complice. Allora mi sono messo nei suoi panni e ho pensato a chi tra le mie conoscenze avrebbe potuto esserlo. Ecco perché, alla fine, lui è sempre solo. Nessuno sarebbe stato in grado di starmi (e stargli) vicino in quelle occasioni. Meglio soli… dice il proverbio. Ma a dir il vero, tutti coloro che conosco sono presenti nel romanzo: sono il protagonista,siamo il protagonista.

Perché hai deciso di affrontare la periferia di Roma? 
Innanzitutto perché io non abito a Roma, non la vivo molto e né vorrei farlo. In secondo luogo perché la periferia spesso diventa il centro di un altro mondo: quello degli immigrati, dei reietti, degli emarginati, dei poveri sfigati che non arrivano a fine mese e di tutti coloro che, per scelta o per costrizione, vivono sulla scia della Capitale. Ed è quello il mondo che mi interessa: di pariolini fighetti e saccenti professionisti me ne frego, così come di eroi e dei. Tra luce e ombra, mi interessa il grigio, la penombra, il chiaroscuro. È lì che si compie la vita.

Se una persona ti chiedesse la ragione per la quale leggere brutta storia, che cosa diresti? 
Perché l’ho scritto io, ovviamente. Poi, parlando seriamente, glielo ripeterei. Io leggerei un libro scritto da uno come me, sarei curioso. Ma a parte questo, Brutta storia andrebbe letto perché è la storia di tutti, è una panoramica di come spesso vanno le cose. Anche io non me ne rendevo conto: poi come una bottigliata alla nuca in una sera ubriaca mi è arrivata la consapevolezza che le cose vanno in quel modo. E allora l’ho scritto.

Leggi l’intervista completa sul nostro sito!

Nessun paradiso su Frigidaire

Immaginate un’Italia postdemocratica, opprimente, governata dal Partito unico, in un futuro prossimo, dove gli unici a mettere in discussione le decisioni del Governo sono un gruppo minoritario di pacifisti. E mettiamo che, un giorno, in un attentato, il Capo perda la vita per mano dell’anarchico Lucetti e i pacifisti siano accusati di aver organizzato e compiuto l’attentato. Ecco, ora immaginate questa narrazione che scorre in un presente contemporaneo, immaginifico, un eterno presente in cui convivono, e si mescolano, il peggior fascismo e il peggior berlusconismo. Immaginate un uomo borghese, che ha sempre vissuto di rendita, alle prese con un viaggio alla ricerca della verità su quello che è accaduto; quest’uomo è Lorenzo, il protagonista, angosciato da un malessere profondo e pesante come un macigno, che racconta, attraverso un flusso di coscienza, la sua storia: “Avrei voluto fare boxe. Poi non ho fatto boxe. Non ho fatto niente”. Immaginate quindi quest’uomo in fuga e questa Italia, figlia delle sue troppe storie sbagliate, in cui il Partito cerca di fare chiarezza e ristabilire l’ordine minato dall’assassinio del Capo. Lorenzo, durante il suo viaggio a Venezia, deserta di turisti e teatro di uno scenario di guerra, di complotto, di una storia di spionaggio e ricerca di verità troppo spesso insondabile, capisce che tutto è inutile, che il Partito è troppo forte e che il Potere non lascerà scampo per i dissidenti. Cosa salverà quest’uomo? L’amore. L’amore come unica cosa per cui val la pena vivere, e anche morire. Perché Nessun paradiso è un romanzo d’amore, ma anche molto altro. Ma l’amore basterà? L’amore, sola cosa per cui vivere, salverà lo stesso il protagonista? La sentenza spetta, ovviamente, solo al lettore.

Enrico Piscitelli, trentaseienne autore di Trani e blogger di lungo corso, si diverte a prendere a schiaffi la Storia per dare vita al suo racconto ucronico, in cui miscela e stravolge con padronanza e mestiere quasi cento anni di terribile Storia del nostro Paese. Ne viene fuori un lavoro di distorsione dell’immaginario che sfocia in questa breve ma godibilissima distopìa tutta da leggere.

Punto debole, a mio avviso, della narrazione di Piscitelli è forse l’eccessiva ricerca di virtuosismi letterari, di una forzata demarcazione di stile che rende la scrittura, in alcune ripetizioni, meno scorrevole di quello che, probabilmente, avrebbe potuto essere.

Infine, da segnalare, due piccole note dolenti che riguardano l’aspetto grafico della quarta, stampata con codice isbn, prezzo e citazione decentrati e, più grave, la presenza di alcuni fastidiosissimi refusi (ad esempio Guggheneim, Pierpaolo Pasolini) che un piccolo editore, in questi brutti tempi per la piccola editoria, non dovrebbe permettersi. Dettagli minimi, ma importanti, che rendono ostico l’approccio al lettore che, per fortuna, saprà senza dubbio rifarsi con le riflessioni che il breve romanzo d’esordio di Piscitelli saprà accendere.

Round Robin, pagine 101, euro 12,00

Frigidaire n. 239

L’anti-utopia passa per Venezia: dopo i gladiatori di Scurati, la dittatura democratica di “Nessun paradiso”, affaritaliani.it

Quasi in contemporanea con l’arrivo in libreria, per Bompiani, de “La seconda mezzanotte” di Antonio Scurati (già secondo per un voto nel 2009 al premio Strega con ”Il bambino che sognava la fine del mondo”), romanzo distopico ambientato nel 2092, in una Venezia svenduta a una multinazionale cinese, in cui nell’arena di Piazza San Marco vanno in scena violentissimi scontri tra gladiatori, una micro-casa editrice indipendente romana, Round Robin, pubblica un altro romanzo anti-utopico, ambientato in parte proprio a Venezia: si tratta di Nessun paradiso di Enrico Piscitelli (che ha già pubblicato nel 2011, per Las Vegas edizioni, la raccolta di racconti ”La minima importanza” e, nel 2011, per Effequ, il saggio ”Shakerato, non mescolato”).

Anche Piscitelli immagina la drammatica fine del nostro Paese tra qualche decennio. Nel suo caso non si ritorna ai gladiatori, ma a una “dittatura democratica”, dove solo un piccolo gruppo di “pacifisti” prova a mettere in discussione le imposizioni del “partito unico”. Quando “il Capo” di quest’ultimo viene ucciso, però, proprio i “pacifisti” vengono ingiustamente accusati del clamoroso attentato terroristico. E mentre l’autore, grazie a una prima persona incisiva, ci trascina nel vortice insieme al protagonista, uno dei dissidenti, per provare a capire cosa sta succedendo davvero, a colpi di ricordi ci mostra anche il suo difficile passato. Nessun paradiso è un libro teso, ben costruito, che non può non inquietarci.

di Antonio Prudenzano, su affaritaliani.it
(27 settembre 2011)

Un giorno nella vita, Angelo Calvisi

Un giorno e mille storie. che s’intrecciano ma senza toccarsi … e poi colpi di scena, amori impossibili e acrobazie linguistiche … un libro veloce e geniale come in un film dei fratelli Coen.

Sarà in libreria, dal 29 aprile, Un giorno nella vita, quarto romanzo di Angelo Calvisi pubblicato da round robin editrice (collana fari), dopo il successo di critica e pubblico della trilogia sulla follia: Il geometra sbagliato, Maledizione del Sommo Poeta e Il principe di Persia.

Questo libro parla di un giovane assicuratore, di tradimenti consumati e no, di una pioggia torrenziale che flagella la città di Genova. E poi di buchi sull’asfalto, di un sacerdote assassinato in maniera bestiale, di pensieri omicidi, di grotteschi tentativi di suicidio, di amori impossibili e di morti bianche e ancora di tanti altri accadimenti apparentemente privi di significato. E dopo l’ultima pagina il lettore che sarà sopravvissuto al parapiglia delle storie e dei personaggi che si intrecciano, si troverà tra le mani un bel quadretto raffigurante un reticolato inestricabile, che volendo potrà incorniciare e appendere alla parete di casa.

Lo smaltimento

Dopo Genova, Roma, e altre città d’Italia, Lo smaltimento arriva a Bologna, in Modo Infoshop (via Mascarella 24b-26a), questa sera alle ore 19. Finalmente ve ne diamo un assaggio!

Quando taceva era meglio. Certo se avessi preso la bicicletta, a saperci andare! Mio fratello magari, dicevano che doveva fare il ciclista, io il pugile e lui il ciclista, era sempre pieno di lividi e ferite delle ca­dute, lì col suo caschetto. E mio padre a noi bambini che ci raccontava di aver visto Anquetil sullo Stelvio, verde con la bava alla bocca. Un mio mezzo parente ci correva in bici, da dilettante, gare regionali, lì nel basso Piemonte, ma ci correva. Era il figlio di quello che quando veniva a farci visita e ci dava la mano per salutarci da ometti, poi subito a me e mio fratello ci dicevano di correre a lavarcele le mani perché aveva una tal malattia che non ricordo, e io allora mi credevo che il sapone lavasse tutti i mali, e pensavo che quel tipo lì si vede che aveva aspettato troppo a lavarsele. Sapone e acqua, e le donne coi loro fazzoletti in testa tiravano secchiate sul lastricato. Giusto la fatica di scansarle, sbuffare ancora per il caldo e prendere una botta allo stomaco subito dopo, entrando nel corrido­io del retro del Museo Antropologico Lombroso dotato in tutti i suoi reparti di un’energica aria condizionata. Giusto in tempo per il cambio del turno, per mettersi il grembiule nero del mio reparto e filare…

— Dunque quel giorno sei entrato in orario nono­stante il contrattempo della vettura. Eri partito con un notevole anticipo…

Si può dire di sì. Ho sempre calcolato gli imprevi­sti, conviene, per non avere problemi di ritardo, lava­te di capo, avvisi e avvertimenti reiterati, sospensioni di paga, detrazioni salariali, impedimenti ai mutui, decurtazioni onerarie, distrazioni monetarie, tagli ai fondi, sfondamenti al tetto, aliquote vaganti, ratei strozzati e giù giù fino ai debiti che una volta con­tratti poi non si sa come vai a finire… Comunque la prima cosa che faccio è andare in bagno a lavarmi le mani. L’acqua scorre e toglie il sapone, da piccolo il rumore dell’acqua mi piaceva tanto… Ed ero sempre in bagno, anche a giocare, in bagno, con l’acqua che lava via i mali del mondo, ma mica per quello, perché mi piaceva e basta. E poi spiavo sempre chi entrava in bagno a lavarsi via i suoi mali del mondo, o meglio spiavo le ospiti che andavano in bagno ad alzarsi le gonne, sedersi sul coso e mostrare le cosce. Parenti e amiche di famiglia, non facevo distinzioni per favorire l’impressione di una mia conoscenza scientifica vota­ta alla campionatura delle differenze. Questo alme­no mentre eravamo nella vecchia casa, poi abbiamo traslocato e il bagno non era più in posizione adatta a spiare.

— Senti… Per ora può bastare…

A me non bastava mai. Anche perché lo spiare non andava dietro ai miei desideri, dovevo aspettare i bisogni degli altri e vedere se c’erano le condizioni per poter mettere l’occhio appiccicato al buco della serratura.

Aprivano le cosce sedute sulla tazza, poi si al­zavano a gonne alte e si sedevano sul bidè e l’acqua scorreva, poi abbiamo traslocato, ma mi capitava di rifarmi quando mia zia andava a fare i lavori di casa per una vecchia zitella zoppa e bassa. Quando ero lì, mi piaceva sperimentare le diverse angolazioni di pro­spettiva della casa, mi piaceva sentire gli odori.

Passioni. Le storie da non dimenticare di Radio 3: Giuseppe Valarioti

Sabato 20 novembre alle ore 10:50, su RADIO3, la terza puntata di Passioni. Storie da non dimenticare è dedicata a Giuseppe Valarioti. Partecipano alla trasmissione Danilo Chirico e Alessio Magro, autori del libro inchiesta Il caso Valarioti. Rosarno 1980: così la ‘ndrangheta uccise un politico (onesto) e diventò padrona della Calabria (Round Robin Editrice).

La serie di 4 puntate di Passioni è dedicata a 4 vittime della criminalità organizzata: Mimmo Beneventano, Marcello Torre, Giuseppe Valarioti e Giovanni Losardo, i primi due campani, gli altri calabresi. Tutti e quattro sono accomunati da una onesta passione politica e tutti e quattro sono stati uccisi dalle mafie della loro regione nello stesso anno, il 1980. Con la partecipazione di studiosi e familiari ricordiamo il profilo umano e il convinto attivismo nella lotta antimafia di questi quattro uomini coraggiosi.

Passioni. Storie da non dimenticare è con Alessandro Leogrande, cura e regia di Loredana Rotundo.

Ospiti:
1a puntata (in streaming): Rosalba Beneventano, figlia di Mimmo e Isaia Sales, sociologo sabato
2a puntata (in streaming): Annamaria Torre, figlia di Marcello Torre e Raffaele Sardo, giornalista
3a puntata (20 novembre ore 10.50): Alessio Magro, Danilo Chirico, autori di “Il caso Valarioti” Round Robin Editrice, 2009 e Tonino Perna, sociologo
4a puntata (21 novembre ore 10.50): Raffaele Losardo, figlio di Giovanni e Filippo Veltri, responsabile dell’Ansa per la Calabria

Round Robin & ExpoLive: MArteMagazine e prossimi appuntamenti

Dopo la serata del 23 ottobre, con Cronache da Siviglia, ripresa anche da MArteMagazine, torna ExpoLive in collaborazione con Round Robin, in una serata pro Saharawi.

Sabato 6 novembre, al Faenas Cafè (via Portuense 47, Roma), assieme a esposizioni, videoproiezioni e musica dal vivo, leggeremo brani da A fior di pelle. 1072 ore in Africa, di Marco Bianchi Merisi, a partire dalle ore 21:30. Per informazioni: round robin fandom.

Round Robin tornerà al Faenas Cafè, sempre in collaborazione con ExpoLive, martedì 9 novembre, con il reading di Paolo Gentiluomo da Lo smaltimento, con aperitivo alle ore 20:45. A seguire musica dal vivo.

Paolo Gentiluomo sarà invece lunedì 8 novembre a Napoli, presso H.D.E. (Piazzetta del Nilo 7), leggendo passi, sgambetti e inciampi dal suo romanzo Lo smaltimento, baldamente introdotto e sostenuto da Ferdinando Tricarico.

Expolive Project all inclusive!

Arriviamo mentre, calde e sincere, le parole di Federico Di Vita ci presentano un estratto di Cronache da Siviglia. Lo stesso romanzo era apparso in questa stessa rubrica nell’aprile del 2009:

cronaca disordinata e folle di un Erasmus in Spagna, nell’Andalusia, con storie sbilenche e struggenti, dolci e piene di vita di un’esperienza indimenticabile, che per quanto finita continua nel tempo a propagarsi: tra il Portogallo e i vicoli di Calle Verde e la luce radiosa di Siviglia.Cronache da Siviglia è un libro per tutti, per chi ama il viaggio, per chi ama la compagnia, anche per chi ama il calcio, ma soprattutto  per chi ama profondamente la letteratura, tanto da indurre il lettore a credere che il viaggio dell’autore sia anche un po’ un viaggio alla ricerca di sé, o quanto meno alla ricerca di un luogo magico dove parole scritte a caso assumono, armonicamente disposte, una sagoma compiuta, proprio come in altri tempi ed altri luoghi facevano i Trovatori.

Tra i suoi tagli di luce, stradine e ricordi vediamo, sullo sfondo, le foto di Luciana Massari, Nordeste, nella sua visione squadrata e tiepida del Brasile che ci accompagnerà nei suoi colori per tutta la serata …

di Emiliana Pistillo & Eva Kent
su MArteMagazine (26 ottobre 2010)

Genova, Lo smaltimento della Pena

23 luglio 2010 – ore 18
Ombre Rosse, vico Indoratori, GENOVA

in collaborazione con Books in the Casba

Congiunta, agile e movimentata presentazione del romanzo Lo smaltimento di Paolo Gentiluomo e del volume di versi Pena enlargements (D’If edizioni) di Marcello Frixione, con la loro galeotta presenza medesima accompagnata da Marco Berisso Censore e Guido Caserza Recensore. A cura del Pubblico Dormitorio Massuero & Figli.

In un mattino afoso un incidente d’auto per uno stop non rispettato: Andrea Cosma, tecnico di emissione della rete televisiva interna al Museo Antropologico Lombroso, scappa senza sincerarsi delle conseguenze. Da questo episodio comincia la sua testimonianza, ma la ricostruzione dei fatti, incalzata da una voce che fa domande, subisce frequenti deragliamenti visionari mentre Andrea racconta i colloqui coi responsabili del Museo, le inquietanti notizie sull’incidente, il suo licenziamento, una rocambolesca fuga inseguito da un vigilante, la lotta con un prete, l’incontro con l’attizzatore delle caldaie nei locali della lavanderia. Altre testimonianze sono al vaglio dell’Ufficio Rimozione: le voci della fidanzata di Andrea, la deposizione di una suora invasata, l’interrogatorio di Barnaba Buonaiuti che parla di una grande manifestazione-spettacolo e la violenta repressione da parte delle forze dell’ordine. La storia si avvolge e si complica: in attesa di smaltimento?

Genova, 28 maggio. Lo smaltimento

Paolo Gentiluomo, presenta stasera a Genova Lo smaltimento, presso la Libreria Feltrinelli di via Ceccardi 16R.

Interverranno, alle ore 18, assieme all’autore, Giuliano Galletta, giornalista del Secolo XIX, e Franco Vazzoler, docente universitario.

In un mattino afoso un incidente d’auto per uno stop non rispettato: Andrea Cosma, tecnico di emissione della rete televisiva interna al Museo Antropologico Lombroso, scappa senza sincerarsi delle conseguenze. Da questo episodio comincia la sua testimonianza, ma la ricostruzione dei fatti, incalzata da una voce che fa domande, subisce frequenti deragliamenti visionari mentre Andrea racconta i colloqui coi responsabili del Museo, le inquietanti notizie sull’incidente, il suo licenziamento, una rocambolesca fuga inseguito da un vigilante, la lotta con un prete, l’incontro con l’attizzatore delle caldaie nei locali della lavanderia. Altre testimonianze sono al vaglio dell’Ufficio Rimozione: le voci della fidanzata di Andrea, la deposizione di una suora invasata, l’interrogatorio di Barnaba Buonaiuti che parla di una grande manifestazione-spettacolo e la violenta repressione da parte delle forze dell’ordine. La storia si avvolge e si complica: in attesa di smaltimento?

(Lo smaltimento su La Stampa
per il Salone Internazionale del Libro di Torino)

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