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Libero Grassi. Cara mafia, io ti scrivo. Presentazione a Palermo

Questa sera, venerdì 7 ottobre, alle ore 18 presso la Feltrinelli di Palermo (via Cavour 133), Round Robin e l’Ass. daSud presentano Libero Grassi (Cara mafia, io ti sfido), il fumetto di Laura Biffi, Raffaele Lupoli e Riccardo Innocenti, uscito in occasione dei vent’anni dalla morte dell’imprenditore palermitano, per la collana di graphic novel Libeccio. Assieme agli autori e all’illustratrice Beatrice Gozzo, interverranno Pina Maisano Grassi, moglie di Libero, Felice Cavallaro, Corriere della Sera, Danilo Chirico, presidente Associazione daSud, Enrico Colajanni, presidente Libero Futuro, Vittorio Greco, Addiopizzo, Ivan Lo Bello, presidente Confindustria Sicilia, Umberto Santino, presidente Centro Impastato.

La graphic novel ripercorre l’intera vicenda dell’imprenditore palermitano ucciso dalla mafia dopo aver intrapreso un’azione solitaria contro una richiesta di pizzo. Libero Grassi ebbe il coraggio di opporsi alle richieste di racket della mafia, e di uscire allo scoperto denunciando gli estorsori. La condanna a morte di Grassi arriva con la pubblicazione sul Giornale di Sicilia di una lettera sul suo rifiuto a cedere ai ricatti della mafia. La sua lotta prosegue in televisione, intervistato da Michele Santoro a Samarcanda su Rai 3, e anche su una rivista tedesca colpita dal suo comportamento positivo volto a denunciare i mafiosi. Libero Grassi fu lasciato solo nella sua lotta contro la mafia, senza alcun appoggio da parte dei suoi colleghi imprenditori. Per questo fu assassinato il 29 agosto 1991. Il 26 settembre 1991, Michele Santoro e Maurizio Costanzo dedicano una serata televisiva a reti unificate (Rai 3 e Canale 5) alla figura di Libero Grassi. Per il suo omicidio sono stati condannati nel 2004 i boss Francesco e Salvo Madonia.

“Non sono pazzo, non mi piace pagare. Io non divido le mie scelte con i mafiosi”. È l’11 aprile 1991 e in diretta tv Libero Grassi, industriale tessile proprietario della Sigma di Palermo, racconta la sua vicenda d.’imprenditore che rifiuta di pagare il pizzo alla mafia. Il caso varca i confini della Sicilia e diventa di dominio nazionale. Il 29 agosto alle 7.30 muore in un agguato a pochi passi del portone di casa. Il killer è Salvo Madonia, figlio del boss di Brancaccio. Lo ammazza perché può essere un “cattivo esempio” per gli altri commercianti. Potrebbero alzare la testa anche loro. Così invece se ne stanno tranquilli. Libero Grassi quella mattina di vent’anni fa viene ucciso due volte: da Cosa nostra e dall’indifferenza dei suoi colleghi imprenditori. Lo hanno lasciato solo e sopportato con fastidio. Perché fa “tammurriate”. Non è uno che paga e sta zitto. Come fanno gli altri. Ma poi arriva il 1992, con le stragi di Falcone e Borsellino. E nulla è più come prima. La misura è colma. L’indignazione popolare divampa. Per un po’ la reazione sembra sopita ma gradualmente i commercianti palermitani escono dall’angolo, si alleano e seguendo l’esempio di Libero Grassi denunciano gli estortori. Nasce Addio Pizzo e poi l’associazione antiracket Libero Futuro. Ci sono i processi e le condanne. La strada è in salita, ma ormai non si può più tornare indietro. Nessuno ha dimenticato Libero Grassi. Perché il seme della sua ribellione è germogliato. Perché se “un popolo che paga il pizzo è un popolo senza dignità”, un popolo che ritrova la sua dignità è più forte di qualsiasi mafia. Questo fumetto civile, scritto con il prezioso aiuto dei familiari e degli amici di Libero, racconta la sua storia e la sua eredità a chi non la conosce.

29 agosto: un fiore per Libero

Il 29 agosto 1991 qui è stato assassinato Libero Grassi, imprenditore, uomo coraggioso, ucciso dalla mafia, dall’omertà dell’associazione degli industriali, dall’indifferenza dei partiti e dall’assenza dello Stato.

Recita così il manifesto che ogni anno la famiglia di Libero Grassi affigge.

Domenica 29 agosto, alle ore 10, per ricordare Libero Grassi a diciannove anni dalla morte, il comitato Addiopizzo, l’associazione antiracket Libero Futuro e la FAI, saranno presenti in via Alfieri.

Siete tutti invitati a portare un fiore in ricordo dell’imprenditore che nel 1991, da solo, ebbe il coraggio di denunciare il sistema delle estorsioni mafiose. Oggi non sarebbe così isolato, affiancato da colleghi che si sono finalmente liberati dal pizzo e dai cittadini che incoraggiano ed appoggiano gli imprenditori onesti.

E’ l’isola che c’è.

L’isola che c’è, la Sicilia che si ribella al pizzo: Filippo Conticello a Fahrenheit

A quasi due anni dalla prima festa pizzofree organizzata dalla Focacceria San Francesco a Campo de Fiori, a Roma, e in altre piazze di Italia, torniamo a parlare degli imprenditori che non pagano il pizzo, “imprenditori coraggiosi, che hanno deciso di ribellarsi al racket delle estorsioni mafiose”. Ne parla Marino Sinibaldi a Fahrenheit con Filippo Conticello, autore de L’isola che c’è, la Sicilia che si ribella al pizzo, e con Vincenzo Conticello (casualmente omonimo dell’autore), proprietario dell’Antica Focacceria San Francesco.

Sul nostro canale Youtube e sul nostro sito l’intervista a Filippo Conticello

e l’intervento di Vincenzo Conticello

L’isola che c’è di Filippo Conticello, collana Fuori rottaRassegna stampaBooktrailer e media

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