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io mi chiamo giovanni tizianArchivio per antimafia
Fumetti antimafie al Lamezia Comics & Co.
Ci sono anche i fumetti su Natale De Grazia (Le navi dei veleni) e su Libero Grassi (Cara mafia, io ti sfido), assieme agli altri titolo della collana Libeccio, all’edizione 2011 di Lamezia Comics & Co. Dal 15 al 18 settembre i fumetti della Round Robin saranno con l’associazione daSud a Lamezia Terme, presso il Liceo Tommaso Campanella (via Cavallerizza). Domani, sabato 17 alle ore 11, presenteranno le graphic novel Pierdomenico Sirianni (autore di Natale De Grazia) e Raffaele Lupoli (autore di Libero Grassi).
Nella collana Libeccio:
Políticos, empresarios, banqueros: ésta es la Mafia
Parliamo di Pippo Fava, giornalista, scrittore, sceneggiatore di teatro e cinema, che fu assassinato dalla mafia la notte del 5 gennaio 1984. La sua storia arriva nelle librerie italiane grazie ad una collana di fumetti antimafia che si distingue per il suo approccio giornalistico.
E’ Marco Nurra a scriverlo su El Mundo, guardando con interesse alla figura del giornalista siciliano ed al lavoro di ricerca giornalistica compiuto da Luigi Politano e Luca Ferrara. Un lavoro che ha catturato l’attenzione della stampa spagnola, dimostrando come si possa parlare di mafia anche fuori dall’Italia facendo anche con un fumetto memoria e informazione.
¿Qué es la Mafia? La producción cultural de las últimas décadas ha influenciado la respuesta sobre la organización criminal más conocida del mundo. Películas de extraordinaria fama como ‘El Padrino’ han contribuido a la formación de una imagen con un punto romántico de ‘Cosa Nostra’.
Pero, ¿de quién estamos hablando? ¿De un Marlon Brando que nunca rechaza un favor el día de la boda de su hija? ¿O de Kevin Costner, Sean Connery y su cruzada para acabar con el imperio de un De Niro-Al Capone?
Hablamos de Pippo Fava, periodista, escritor, guionista de teatro y cine, que fue asesinado por la Mafia la noche del 5 de enero 1984. Su historia llega a las librerías italianas gracias a una colección de cómic antimafia, que destaca por su enfoque periodístico.
Olvidados los estereotipos ‘italo-americo-hollywoodienses’ surge una Mafia hecha por polÍticos, empresarios y ‘arquitectos’ del crimen, que no deja espacio a los ‘simpáticos’ matones de la serie ‘Los Soprano’ o a los carismáticos jefes de barrio de ‘Una historia del Bronx’.
El espíritu de la antimafia
‘Pippo Fava, el espíritu del periodismo’ es la segunda entrega de la colección ‘Libeccio’, un experimento editorial de Round Robin y de la asociación daSud Onlus, inaugurado el año pasado. El nombre es indicativo: el ‘Libeccio’ es un viento que procede del sur-oeste y lleva consigo calor y temporales. Así, los autores -el periodista Luigi Politano y el dibujante Luca Ferrara- quieren llevar a los lectores memorias e historias antimafia a través de un viaje en viñetas.
Fava, fundador del periodico antimafia ‘I Siciliani’, no fue solo un periodista mordaz. Era un valiente intelectual apreciado por su sencillez y honestidad. ‘Pippo’, como lo llamaban todos, había entendido una cosa que quizás le costó la vida: “los mafiosos están en Parlamento, los mafiosos de vez en cuando son ministros, los mafiosos son banqueros, los mafiosos – explicó el periodista en su ultima entrevista – son aquellos que en este momento están al mando del país“.
Después de 26 años, “intentamos llevar por delante aquel mensaje con nuestra obra”, explica Ferrara, quien subraya la fuerza del arte en la lucha contra la ‘Cosa Nostra’. “A veces por distracción, por pereza o a causa de la insuficiencia de los medios, las personas no se enteran completamente del problema. Tal vez, un ‘filme’, un libro o, en este caso, un cómic puede llegar a romper el silencio que envuelve este tema”.
Además, la obra, gracias a los contenidos extra, sirve como fuente periodística de los hechos que llevaron a la muerte de Pippo Fava, asesinado con cinco balas calibre 7,65 a la nuca por orden del ‘jefe’ de Catania, Nitto Santapaola, ahora condenado a la cadena perpetua tras 18 años de proceso.
No es la primera vez que vemos ‘Cosa Nostra’ en viñetas. Existen otros cómics como el libro sobre ‘Peppino Impastato’, de Marco Rizzo y Lelio Bonaccorso, o ‘Brancaccio’, de Claudio Stassi, presentado el año pasado en el Salón del Cómic de Barcelona. Los mismos Politano y Ferrara no excluyen una posible ‘exportación’ de su obra.
Antes de final de año la colección ‘Libeccio’ publicará otras dos ‘novelas gráficas’, según informa Politano: “Una dedicada a Giancarlo Siani, que saldrá en el aniversario de su muerte, el 23 de septiembre, y otra sobre Natale de Grazia“, otras dos víctimas de la mafia italiana.
di Marco Nurra, su El Mundo
(28 maggio 2010)
Leonardo Sciascia a 20 anni dalla morte
Credo che se sono diventato un certo tipo di scrittore lo devo alla passione antifascista. La mia sensibilità all’antifascismo continua ad essere assai forte, lo ricordo ovunque, persino quando il fascismo riveste i panni dell’antifascismo. E resto sensibile all’odierno, possibile, fascismo italiano. Il fascismo non è morto. Convinto di questo, sento una grande voglia di combattere ed impegnarmi di più, di essere sempre su questo fronte.
Con queste parole Leonardo Sciascia descrive la sua passione per l’impegno civile, un tema costante nella sua produzione narrativa e nella sua attività istituzionale. Due anime, quella politica e letteraria, che nella sua figura si fondono in un binomio inscindibile, tanto da rendere impensabile la comprensione dello Sciascia scrittore senza passare attraverso lo Sciascia uomo politico. E viceversa. A ricordare questo personaggio quasi unico del Novecento italiano, a vent’anni dalla morte, un convegno organizzato dal circolo culturale Enrico Berlinguer di Albano Laziale.
“I liceali degli anni ’60 devono molto ai suoi libri, perché è attraverso le sue opere che si sono formati un’idea della Sicilia e della mafia – spiega Carmelo Ucchino, responsabile delle attività del circolo – Il fenomeno mafioso, in quelle pagine, non viene raccontato con autocommiserazione né con autoassoluzione. In poche parole – conclude – vengono disvelate cose che, all’epoca, nessuno voleva vedere”. La mafia che emerge dai suoi scritti non è “la mafia dei ladruncoli di bassa lega, ma quella dei personaggi che rivestono importanti ruoli pubblici – ricorda Emanuele Macaluso, giornalista, ex direttore de L’Unità e un passato nella segretaria regionale del PCI – Sciascia ha avuto il pregio di insegnare al mondo cosa fosse realmente il fenomeno mafioso, descrivendo la sua appartenenza alla società. Solo con una battaglia culturale si può tentare di sradicarlo – commenta – In questo caso il giustizialismo non sortisce alcun effetto”.
Ricorrente, nei suoi scritti, il tema della legalità, dell’amministrazione della giustizia e della sua applicazione da parte di uno Stato contro cui il singolo individuo si trova a lottare. La coerenza della sua “missione letteraria” trova terreno fertile nella stagione politica di quegli anni, che lo vede prima nelle fila del PCI, da cui si allontana perché contrario al compromesso storico, poi come deputato del Partito Radicale e membro, fino al 1983, della commissione parlamentare di inchiesta sulla strage di via Fani e sul sequestro e l’assassinio di Aldo Moro. Lavoro politico e produzione intellettuale che seguono percorsi paralleli, seppure destinati a confluire in un unico fine: la ricerca della verità, nuda e cruda, senza artifici o astrazioni. Il suo stile narrativo, secco e lucido, diventa uno strumento con cui costruire un contropotere che permetta alla società civile di non soccombere dinanzi allo Stato. Un uomo che ha saputo assumere su di sé delle responsabilità politiche molto forti. Un intellettuale che ha vissuto il suo impegno nella società civile non senza una punta di malinconia per un Paese, l’Italia, prigioniero di alcuni meccanismi, cui egli stesso ha cercato di dare delle risposte.
La stessa malinconia che emerge in alcuni passi di un carteggio intercorso con la scrittrice Anna Maria Ortese, contribuendo a rendere le sue parole davvero attuali, oggi più che mai:
Che cos’ è questo Paese? Un Paese, sembra, senza verità; un Paese che non ha bisogno di scrittori, che non ha bisogno di intellettuali. Disperato. Pieno di odio. E nella disperazione e nell’odio propriamente spensierato, di una insensata, sciocca vitalità.
Valeria Nevadini
L’isola che c’è, la Sicilia che si ribella al pizzo: Filippo Conticello a Fahrenheit
A quasi due anni dalla prima festa pizzofree organizzata dalla Focacceria San Francesco a Campo de Fiori, a Roma, e in altre piazze di Italia, torniamo a parlare degli imprenditori che non pagano il pizzo, “imprenditori coraggiosi, che hanno deciso di ribellarsi al racket delle estorsioni mafiose”. Ne parla Marino Sinibaldi a Fahrenheit con Filippo Conticello, autore de L’isola che c’è, la Sicilia che si ribella al pizzo, e con Vincenzo Conticello (casualmente omonimo dell’autore), proprietario dell’Antica Focacceria San Francesco.
Sul nostro canale Youtube e sul nostro sito l’intervista a Filippo Conticello …
e l’intervento di Vincenzo Conticello …
L’isola che c’è di Filippo Conticello, collana Fuori rotta – Rassegna stampa – Booktrailer e media




















