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Antonino Caponetto. Non è tutto finito @ Una Marina di Libri, Palermo
A vent’anni dalle stragi mafiose che colpirono al cuore l’Italia nel 1992, la round robin presenta a Palermo, a Una Marina di Libri, la graphic novel dal titolo Antonio Caponnetto (non è tutto finito) di Luca Salici e Luca Ferrara, in collaborazione con l’associazione daSud, sabato 2 giugno alle ore 19, presso la Sala delle Armi di Palazzo Steri. Interverranno insieme agli autori Gioacchino Genchi, Armando Sorrentino, Antonio Vesco.
Il fumetto è incentrato sulla figura dell’ex Capo Ufficio Istruzione che diventa il simbolo di una città, di un Paese, che si rialza dall’ennesimo schiaffo, dopo le stragi di via D’Amelio e Capaci. “È finito tutto” dice uno scosso Caponnetto uscendo dall’obitorio dopo l’ultimo saluto a Borsellino. E il rammarico per quella frase detta in un momento di sconforto diventa un motivo in più per farsi coraggio, per riprendere le forze e la speranza, e lavorare sul cambiamento culturale e sulla lotta alla mafia. È l’inizio della primavera palermitana.
La Round Robin porta in anteprima a Una Marina di Libri anche un altro titolo, Un orsacchiotto con le batteria (Il depistaggio sulla strage di via D’Amelio) di Elena Invernizzi e Stefano Paolocci. È un romanzo-inchiesta sul depistaggio lungo due decenni attorno alla strage in cui perse la vita il giudice Paolo Borsellino e cinque uomini della sua scorta. In un gioco di pesi e contrappesi saranno le voci dei pentiti a dominare la scena: quella dell’“orsacchiotto con le batterie” Vincenzo Scarantino in primis, sulle cui dichiarazioni verranno istruiti i processi; e quella di Gaspare Spatuzza poi, il collaboratore che ha rimesso in discussione le sicurezze acquisite in tanti anni di indagine.
Due libri che parlano della storia recente del nostro Paese. Che alcuni vogliono dimenticare, ma che non abbiamo il dovere di ricordare. Sempre.
Antonino Caponnetto e il pool di Palermo a fumetti @ Melbookstore Roma
A vent’anni dalle stragi mafiose che colpirono al cuore l’Italia nel 1992, è uscito in libreria, il 23 maggio 2012, la graphic novel, Antonino Caponnetto. Non è finito tutto, di Luca Salici e Luca Ferrara, con l’introduzione di Andrea Camilleri.
Il fumetto è incentrato sulla figura dell’ex Capo Ufficio Istruzione che diventa il simbolo di una città, di un Paese, che si rialza dall’ennesimo schiaffo, dopo le stragi di via D’Amelio e Capaci. “E’ finito tutto” dice uno scosso Caponnetto uscendo dall’obitorio dopo l’ultimo saluto a Borsellino. E il rammarico per quella frase detta in un momento di sconforto diventa un motivo in più per farsi coraggio, per riprendere le forze e la speranza, e lavorare sul cambiamento culturale e sulla lotta alla mafia. E’ l’inizio della primavera palermitana.
Un libro che parla della storia recente del nostro Paese. Che alcuni vogliono dimenticare, ma che noi abbiamo il dovere di ricordare. Sempre.
Alla presentazione, giovedì 24 maggio, presso la libreria Melbookstore di Roma, in via Nazionale 252, ore 18, interverranno Luca salici, autore, Danilo Chirico, associazione daSud, e Claudio Martelli, ex Ministro di Grazia e Giustizia.
Per saperne di più:
Non è finito tutto
Round Robin editrice
daSud
Repubblica.it
facebook
Libero Grassi. Cara mafia, io ti scrivo. Presentazione a Palermo
Questa sera, venerdì 7 ottobre, alle ore 18 presso la Feltrinelli di Palermo (via Cavour 133), Round Robin e l’Ass. daSud presentano Libero Grassi (Cara mafia, io ti sfido), il fumetto di Laura Biffi, Raffaele Lupoli e Riccardo Innocenti, uscito in occasione dei vent’anni dalla morte dell’imprenditore palermitano, per la collana di graphic novel Libeccio. Assieme agli autori e all’illustratrice Beatrice Gozzo, interverranno Pina Maisano Grassi, moglie di Libero, Felice Cavallaro, Corriere della Sera, Danilo Chirico, presidente Associazione daSud, Enrico Colajanni, presidente Libero Futuro, Vittorio Greco, Addiopizzo, Ivan Lo Bello, presidente Confindustria Sicilia, Umberto Santino, presidente Centro Impastato.
La graphic novel ripercorre l’intera vicenda dell’imprenditore palermitano ucciso dalla mafia dopo aver intrapreso un’azione solitaria contro una richiesta di pizzo. Libero Grassi ebbe il coraggio di opporsi alle richieste di racket della mafia, e di uscire allo scoperto denunciando gli estorsori. La condanna a morte di Grassi arriva con la pubblicazione sul Giornale di Sicilia di una lettera sul suo rifiuto a cedere ai ricatti della mafia. La sua lotta prosegue in televisione, intervistato da Michele Santoro a Samarcanda su Rai 3, e anche su una rivista tedesca colpita dal suo comportamento positivo volto a denunciare i mafiosi. Libero Grassi fu lasciato solo nella sua lotta contro la mafia, senza alcun appoggio da parte dei suoi colleghi imprenditori. Per questo fu assassinato il 29 agosto 1991. Il 26 settembre 1991, Michele Santoro e Maurizio Costanzo dedicano una serata televisiva a reti unificate (Rai 3 e Canale 5) alla figura di Libero Grassi. Per il suo omicidio sono stati condannati nel 2004 i boss Francesco e Salvo Madonia.
“Non sono pazzo, non mi piace pagare. Io non divido le mie scelte con i mafiosi”. È l’11 aprile 1991 e in diretta tv Libero Grassi, industriale tessile proprietario della Sigma di Palermo, racconta la sua vicenda d.’imprenditore che rifiuta di pagare il pizzo alla mafia. Il caso varca i confini della Sicilia e diventa di dominio nazionale. Il 29 agosto alle 7.30 muore in un agguato a pochi passi del portone di casa. Il killer è Salvo Madonia, figlio del boss di Brancaccio. Lo ammazza perché può essere un “cattivo esempio” per gli altri commercianti. Potrebbero alzare la testa anche loro. Così invece se ne stanno tranquilli. Libero Grassi quella mattina di vent’anni fa viene ucciso due volte: da Cosa nostra e dall’indifferenza dei suoi colleghi imprenditori. Lo hanno lasciato solo e sopportato con fastidio. Perché fa “tammurriate”. Non è uno che paga e sta zitto. Come fanno gli altri. Ma poi arriva il 1992, con le stragi di Falcone e Borsellino. E nulla è più come prima. La misura è colma. L’indignazione popolare divampa. Per un po’ la reazione sembra sopita ma gradualmente i commercianti palermitani escono dall’angolo, si alleano e seguendo l’esempio di Libero Grassi denunciano gli estortori. Nasce Addio Pizzo e poi l’associazione antiracket Libero Futuro. Ci sono i processi e le condanne. La strada è in salita, ma ormai non si può più tornare indietro. Nessuno ha dimenticato Libero Grassi. Perché il seme della sua ribellione è germogliato. Perché se “un popolo che paga il pizzo è un popolo senza dignità”, un popolo che ritrova la sua dignità è più forte di qualsiasi mafia. Questo fumetto civile, scritto con il prezioso aiuto dei familiari e degli amici di Libero, racconta la sua storia e la sua eredità a chi non la conosce.
Paolo Borsellino, il ricordo di Don Luigi
Tutti dobbiamo assumerci la nostra responsabilità. E’ responsabile chi risponde alla propria coscienza. … Oggi c’e’ una grande schizofrenia tra quello che si dice e quello che si fa. La responsabilità non va richiesta soltanto alle istituzioni ma anche ai singoli cittadini. … Oggi c’è una malattia mortale, molto diffusa, che sia chiama rassegnazione o delega. Dove sono gli altri milioni di italiani? La mancanza di profondità è un peccato mortale che non possiamo permetterci.
Don Luigi Ciotti
Palermo, 19 luglio 2011 (fonte ANSA)
Parlate della mafia. Parlatene alla radio, in televisione, sui giornali. Però parlatene.
Giovanni Falcone
La mafia, lo ripeto ancora una volta, non è un cancro proliferato per caso su un tessuto sano. Vive in perfetta simbiosi con la miriade di protettori, complici, informatori, debitori di ogni tipo, grandi e piccoli maestri cantori, gente intimidita o ricattata che appartiene a tutti gli strati della società. Questo è il terreno di coltura di Cosa Nostra con tutto quello che comporta di implicazioni dirette o indirette, consapevoli o no, volontarie o obbligate, che spesso godono del consenso della popolazione.
Cose di Cosa Nostra
Vedi anche …
Sbarcano a Palermo le navi della legalità
Paolo Borsellino
La lotta alla mafia deve essere innanzitutto un movimento culturale che abitui tutti a sentire la bellezza del fresco profumo della libertà che si oppone al puzzo del compromesso morale, dell’indifferenza, della contiguità e quindi della complicità.
Paolo Borsellino
Ci sono personaggi nelle istituzioni e negli alti vertici dello Stato che hanno perso il diritto di commemorare e di piangere Paolo. [...] Palermo è cambiata profondamente da quel giorno, la società non è assente, non parlare di queste cose vuol dire fare un regalo alla mafia e a chi vuole dire che Paolo è stato dimenticato.
Palermo, 19 luglio 2010
Rita Borsellino
La graphic novel di Pippo Fava in anteprima in edicola!
Da ieri, 28 maggio, e fino a fine giugno, è in EDICOLA in ANTEPRIMA con Carta, Pippo Fava. Lo spirito di un giornale, la graphic novel di Luigi Politano e Luca Ferrara, sul giornalista siciliano ucciso dalla mafia. Sarà possibile trovare il fumetto nelle edicole a questi indirizzi, nelle città di Roma, Milano, Torino, Firenze, Palermo, Catania, Cosenza, al prezzo di 18,00 euro con Carta, ed uscirà in libreria il 4 giugno (prezzo di copertina 15,00 euro).
Catania 1980. Nella Milano del Sud il clan di Nitto Santapaola la fa da padrone e Cosa nostra si intreccia con le istituzioni in un gioco di potere fatto di morti ammazzati, grandi opere, corruzione e fiumi di denaro. In questa terra meravigliosa e maledetta, vive e lavora un giornalista, Giuseppe Fava, che racconta la verità senza tralasciare alcun particolare. Amori, morte, disperazione e bellezza nelle parole di “Pippo” che diventa il pericolo da abbattere a tutti i costi.
Dalla pittura, ai racconti, alle opere teatrali, tutto di Pippo Fava è pieno dell’amore per la sua terra. E proprio dopo un anno dall’uscita de I Siciliani, il mensile di denuncia che ha fatto storia nella lotta per la libertà di informazione, il giornalista verrà ucciso con cinque proiettili sparati a sangue freddo da spietati killer che il 5 gennaio del 1984 decisero di soffocare con le armi la voce di colui che non sarebbero mai riusciti a far tacere.
Il fumetto narra l’esperienza di un uomo che affronta a viso aperto, e con la sola forza delle parole, un sistema che nessun altro ebbe il coraggio di denunciare. Nel 1981 Pippo Fava scriveva: “A coloro che stavano intanati, senza il coraggio di impedire la sopraffazione e la violenza, qualcuno disse: ‘Il giorno in cui toccherà a voi non riuscirete più a fuggire, né la vostra voce sarà così alta che qualcuno possa venire a salvarvi!”.
Sbarcano a Palermo le navi della legalità
Il 23 maggio 1992 veniva assassinato dalla mafia Giovanni Falcone, assieme a Francesca Morvillo e la scorta del giudice. Per il quinto anno consecutivo sono salpate due navi, le navi della legalità, portando ragazzi, studenti e adulti a Palermo per commemorarne la morte dei giudici Falcone e Borsellino e soprattutto per non dimenticare. La prima nave partì nel 2006. Vi riproponiamo quel viaggio che Luigi Politano ha seguito nel maggio 2006.
La nave della legalità, di Luigi Politano
Storie di donne migranti
D., 45 anni, è africana, ha un permesso di soggiorno per lavoro e vive in Italia con suo marito A. da quasi dieci anni.
Sono pazienti del Poliambulatorio di Emergency a Palermo, li vediamo quasi tutte le settimane perché A. è sottoposto dai nostri cardiologi a uno strettissimo follow-up per ipertensione arteriosa con insufficienza renale severa.
Poco prima di conoscerci, A. aveva perso il lavoro – e quindi il permesso di soggiorno – a causa dei suoi problemi di salute. Oggi non è più in grado di badare a se stesso.
D. si divide tra il lavoro e l’assistenza al marito. Tempo fa, i nostri ginecologi le hanno riscontrato un enorme fibroma uterino, da asportare con una certa urgenza, ma ogni volta che le si è prospettato l’intervento, D. l’ha rifiutato.
Quando all’inizio di quest’anno la sua situazione si è aggravata, la donna ci ha confidato che il datore di lavoro non l’avrebbe pagata se si fosse assentata per l’operazione. Se poi avesse perso il lavoro, anche il rinnovo del permesso di soggiorno sarebbe stato impossibile.
E poi chi avrebbe accudito A. che non è in grado di assumere da solo la terapia complessa cui è sottoposto? Chi avrebbe cucinato i pasti del suo regime dietetico speciale?
Con un po’ di fatica, siamo riusciti a convincerla ad accettare il nostro aiuto: S., una delle nostre infermiere volontarie, ha organizzato insieme al marito ginecologo l’intervento nell’ospedale dove lavorano; i volontari si sono organizzati in turni per somministrare la terapia ad A., accompagnarlo all’ambulatorio per i controlli e cucinare per lui; altri hanno provveduto a pagare l’affitto di casa per quel mese. Il fibroma di D. pesava 4,6 kg.
J., 21 anni, anche lei africana, fa la baby sitter senza permesso di soggiorno.
È venuta una sola volta in ambulatorio, accompagnata da una nostra paziente abituale.
Mentre andava al lavoro è stata avvicinata da due uomini italiani che l’hanno costretta a salire in macchina e l’hanno portata in un luogo appartato, dove li hanno raggiunti altri due uomini.
Anche la nostra ginecologa è rimasta turbata dal resto del racconto.
Abbiamo proposto a J. di denunciare l’accaduto, ma la ragazza ha rifiutato, chiedendo solo «qualcosa per far smettere il dolore»: uno degli uomini le aveva detto che, se fosse andata alla polizia, loro non li avrebbero mai trovati, ma lei sarebbe finita sicuramente in carcere o rispedita al suo paese.
J. non è tornata all’appuntamento di controllo, fissato dopo un paio di giorni anche per avere la possibilità di parlarle con più calma. Non l’abbiamo più rivista.
tratto dalla Pagina Facebook di Emergency
Nell’aprile 2006 Emergency ha aperto a Palermo un Poliambulatorio per garantire assistenza sanitaria gratuita ai migranti (con o senza permesso di soggiorno) e alle persone residenti in stato di bisogno.
Palermo, 30 gennaio 1962: Serafina Battaglia
E’ la prima donna di mafia che spezza il muro dell’omertà per vendicare l’assassinio del figlio Salvatore, rivelando in tribunale i nomi degli assassini, dei mandanti e degli esecutori. Diventerà da quel momento testimone in molti processi.
Ho avuto coraggio … ma io senz’altro tutto quello che so dico, sempre, anche di notte, se mi chiama la polizia io dirò tutto, perché non ho paura di nessuno. Che penso della mafia? Che fa schifo … questo penso della mafia, che fa schifo. (“La vedova della lupara”, Tv7, 1964)
Le donne che in passato hanno raramente avuto una parte decisiva nella vita dei mafiosi, hanno assunto un ruolo determinante: sono decise e sicure di sé, sono entrate in rotta di collisione con il mondo chiuso, oscuro, tragico e ripiegato su se stesso di Cosa Nostra. (“Cose di Cosa Nostra”, Giovanni Falcone)























