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Festa di SEL: “Il caso Valarioti” incontra Forgione e Mussi
Stasera, giovedì 15 luglio alle ore 20:30, presso la Festa di SEL di Ostia Antica (RM), in via Evans, angolo Via dei Romagnoli, Danilo Chirico e Alessio Magro presentano Il caso Valarioti.
Ne discutono con:
- FRANCESCO FORGIONE, ex presidente commissione parlamentare antimafia
- FABIO MUSSI, presidente comitato scientifico Sinistra e Libertà
- FABIO VANDER, SEL XII Municipio
Coordina ANTONIO LAVORATO, SEL XIII Municipio
11 giugno 2010 – Rosarno, Danilo Chirico
Il caso Valarioti e il dossier di Stop’ndrangheta al Premio Ilaria Alpi
Dopo l’Assemblea Pubblica di Rosarno che ha ricordato la figura di Giuseppe Valarioti, a 30 anni dal suo assassinio, e l’incontro a Catanzaro in cui è stato presentato il libro-inchiesta di Danilo Chirico e Alessio Magro Il caso Valarioti, sarà la volta del Premio Ilaria Alpi, che ospita nel suo programma un dibattito sul tema Rosarno arance insanguinate.
Verrà presentato il dossier di Stop’ndrangheta e daSud, assieme al libro Il caso Valarioti, così la ‘ndrangheta uccise un politico onesto e diventò padrona della Calabria.
Interverranno:
- Franco Ciappelli, coordinatore responsabilità sociale coop Italia
- Mario Portanova, giornalista
- Danilo Chirico, ass. dasud
- Amedeo Ricucci, giornalista
- Vito Foderà, giornalista
Verrà inoltre proiettato il video finalista La spremuta di Luca Bertazzoni (annozero).
Un altro Sud nel segno di Valarioti, di Pier Luigi Bersani
La storia di Giuseppe Valarioti merita più che un semplice ricordo, merita una riflessione. È una storia emblematica perché dimostra come un altro Sud non solo è possibile ma un altro Sud c’è sempre stato. Lo studio, il lavoro, l’impegno politico per emancipare non solo se stesso ma anche la propria terra, la propria gente. Questa è stata la vita di Giuseppe fino a quando non è caduto per mano della ‘ndrangheta.
Tante volte ci siamo detti che senza memoria non c’è futuro, la memoria di Giuseppe Valarioti fa parte del nostro futuro. Come capiremmo la Rosarno di oggi, la Calabria di oggi, senza ricordare chi veniva ucciso trent’anni fa perché lottava per la dignità del lavoro e per la legalità. Viene da pensare che in fondo i braccianti di ieri non sono diversi da quelli di oggi, al di là del colore della loro pelle, e la vita di una comunità è più ricca se è rispettosa della storia di tutti. I fatti accaduti a Rosarno nel gennaio di quest’anno ci dicono che la battaglia per la legalità cammina insieme a quella per il lavoro, per un buon lavoro e per uno stato sociale che possa sostenere le persone nei momenti di difficoltà. Chi divide, invece, le persone non solo non costruirà una società migliore ma non riuscirà nemmeno più a pensarla diversa da come è.
Giuseppe Valarioti nel suo lavoro di insegnante, nella sua passione per l’archeologia, nelle battaglie per liberare il lavoro e per la legalità, una società diversa la pensava, la voleva e si è battuto con tutte le sue forze per realizzarla arrivando a sfidare la ‘ndrangheta in piazza. Parlando di Sud dovremmo tenere a mente con più chiarezza di cosa ci stiamo occupando, di quali sono i problemi. Quello che è accaduto a Rosarno ha suscitato giustamente grandi emozioni, ma per capire e per affrontare i problemi dobbiamo andare oltre le passioni e ricostruire più che difendere un sentimento di unità fra tutti gli italiani, quella stessa unità, quello stesso civismo popolare che portò a costruire a Rosarno con i soldi raccolti in tutta Italia una Casa del popolo. C’è anche un monumento in piazza a Rosarno dedicato a Giuseppe Valarioti e contro la ‘ndrangheta. L’unico che ci sia in tutta la Calabria. Un monito per noi a non dimenticare.
11 giugno 2010
di Pier Luigi Bersani, su L’Unità
Il caso Valarioti: il dossier di stop’ndrangheta e il ricordo nell’11 giugno
Nella notte tra il 10 e l’11 giugno 1980 Giuseppe Valarioti moriva assassinato all’uscita da una cena di festa per la vittoria delle elezioni. Era professore di lettere, con la passione per l’archeologia, e segretario del Pci di Rosarno in un periodo di grandi tensioni sociali, nel quale lo scontro con le cosche era altissimo. Aveva solo trent’anni e il suo omicidio è rimasto impunito.
Nel trentennale della morte, stopndrangheta.it ricorda Giuseppe Valarioti con un dossier che ne ricostruisce la figura, insieme con la tortuosa vicenda processuale legata al suo omicidio e alla battaglia perché il caso Valarioti non fosse cancellato dall’oblio. Sul portale sono on line il ricordo dei familiari e della fidanzata Carmela Ferro, le immagini pubbliche e private, i documenti giudiziari e politici, i lanci dell’Ansa e le cronache giornalistiche dell’omicidio e del processo, le interviste a Peppino Lavorato e al magistrato Salvatore Boemi. On line anche l’introduzione al libro Il caso Valarioti. Rosarno 1980: così la ‘ndrangheta uccise un politico (onesto) e diventò padrona della Calabria, il libro-inchiesta di Danilo Chirico e Alessio Magro con i contributi di Giorgio Bocca, Enrico Fontana e Giuseppe Smorto, la prefazione di Filippo Veltri e la postfazione di Giuseppe Lavorato.
La storia di Peppe Valarioti è la storia di un’epoca, gli anni Settanta in Calabria, dal sapore unico – scrivono gli autori nell’introduzione – i protagonisti sono i disoccupati che si organizzano e chiedono un lavoro e quelli che fanno nascere il movimento antimafia, i politici onesti e quelli corrotti, sono gli ‘ndranghetisti che fanno le guerre e quelli che diventano imprenditori, politici e massoni, sono i morti ammazzati che non hanno giustizia. Una storia, tante storie di trent’anni fa. Che contengono ogni ingrediente della Calabria, dell’Italia, di oggi.
Nel giorno dell’anniversario dell’assassinio, 11 giugno, a Rosarno, il comune (ancora sciolto per mafia e guidato da una commissione straordinaria dal 2008), in collaborazione con l’associazione Arci dedicherà a Valarioti una targa nella piazza principale del paese che già porta il suo nome. Alle ore 16, nell’auditorium del Liceo Scientifico “R. Piria”, un dibattito organizzato da Libera, daSud e l’Associazione per il rinnovamento della sinistra, ripercorrerà la sua vicenda, un simbolo per la lotta antimafia in Calabria. All’incontro parteciperanno esponenti della politica, dei sindacati, del volontariato e dell’associazionismo, insieme all’ex sindaco di Rosarno Giuseppe Lavorato, lo scrittore Stefano Morabito, don Pino Demasi di Libera e Danilo Chirico e Alessio Magro, autori del libro Il Caso Valarioti.
Il caso Valarioti, il libro-inchiesta di Danilo Chirico e Alessio Magro
L’11 giugno 1980, trent’anni fa, muore in un agguato Giuseppe Valarioti, segretario del Pci di Rosarno. E’ il primo omicidio politico della nuova ‘ndrangheta, che entra nei partiti, nelle istituzioni e nella massoneria, conquista la Calabria e diventa la mafia più temibile d’Europa. Una storia di ieri, preludio dell’Italia di oggi. Una vicenda giudiziaria piena di buchi e lunga 11 anni: nessun colpevole.
A giugno in libreria Il caso Valarioti, il libro-inchiesta dei giornalisti Danilo Chirico e Alessio Magro, con i contributi di Giorgio Bocca, Enrico Fontana, Giuseppe Smorto.

Giuseppe Valarioti viveva a Rosarno, in Calabria. Era un insegnante precario. Pensava che la politica e la cultura fossero strumenti per sconfiggere la ‘ndrangheta e offrire un’opportunità ai giovani del suo paese, della sua regione. E’ stato ucciso a trent’anni, la notte tra il 10 e l’11 giugno 1980, mentre usciva dalla cena con cui il Pci festeggiava la vittoria alle elezioni.
Il suo è il primo omicidio politico in Calabria, quello che affossa il movimento anti-‘ndrangheta. È il battesimo di sangue della Santa, la nuova ‘ndrangheta, che cambia il destino della Calabria. Per sempre. Una vicenda giudiziaria lunga 11 anni: testimonianze coraggiose e ritrattazioni repentine, un superpentito che parla e non viene creduto, interi faldoni smarriti e un omicidio senza giustizia. Una storia dell’Italia di ieri e di oggi.
Il libro è scritto a quattro mani dai giornalisti calabresi Danilo Chirico e Alessio Magro e ricostruisce la storia del giovane politico e intellettuale calabrese a trent’anni esatti dal suo assassinio e proprio nel momento in cui Rosarno – dopo la rivolta dei lavoratori migranti – vive uno dei momenti più delicati.
«La storia di Peppe Valarioti è la storia di un’epoca, gli anni Settanta in Calabria, dal sapore unico – scrivono gli autori nell’introduzione – i protagonisti sono i disoccupati che si organizzano e chiedono un lavoro e quelli che fanno nascere il movimento antimafia, i politici onesti e quelli corrotti, sono gli ‘ndranghetisti che fanno le guerre e quelli che diventano imprenditori, politici e massoni, sono i morti ammazzati che non hanno giustizia. Una storia, tante storie di trent’anni fa. Che contengono ogni ingrediente della Calabria, dell’Italia, di oggi».
Il caso Valarioti, pubblicato dopo un lavoro di ricerca e approfondimento sugli anni 70 in Calabria durato ben cinque anni, è un’inchiesta giornalista che racconta per la prima volta la storia del politico calabrese, la sua vicenda personale, culturale e politica, che mette in luce le tante incongruenze delle indagini e dei processi e che punta l’indice contro le cosche rosarnesi. E’ anche uno strumento di lavoro per ragionare attorno a una nuova identità meridionale: contiene infatti i contributi originali dei giornalisti Giorgio Bocca, Enrico Fontana e Giuseppe Smorto che servono ad affrontare il rapporto che esiste nel nostro Paese tra Nord e Sud, politica e territorio, informazione e Sud, mafia e antimafia.
Danilo Chirico e Alessio Magro hanno fondato nel 2005 l’associazione antimafie daSud onlus per raccontare storie di mafia e antimafia, promuovere le creatività e ragionare attorno a una nuova e originale identità meridionale. Hanno ideato il progetto dell’archivio multimediale Stopndrangheta.it, premiato dal ministero delle Politiche giovanili nel 2008. Hanno scritto (con Claudio Careri) “Il sangue dei giusti” (Città del Sole edizioni, 2007) sulla storia di Ciccio Vinci e Rocco Gatto, vittime innocenti della ‘ndrangheta (premio giornalistico Bruno Trentin nel 2007). Hanno curato il dossier sui fatti di Rosarno “Arance insanguinate” (associazione daSud onlus e Archivio Stopndrangheta.it).



















